Accordi di confine, l’Abruzzo insiste: “Il Caracciolo va riconosciuto ospedale di area disagiata”

La V commissione firma un documento unanime che impegna la Regione Molise ad “individuare in maniera congiunta i termini di un accordo per la salvaguardia di servizi fondamentali per le aree interne e periferiche”

29 febbraio 2020

AGNONE. Tornano in auge i famigerati accordi di confine in merito alla salvaguardia dell’ospedale San Francesco Caracciolo di Agnone. Il diktat arriva da l’Aquila, dove il consiglio regionale abruzzese, sotto l’incipit della V commissione presieduta da Mario Quaglieri, ha espresso il proprio indirizzo affinché nel nuovo Pos 2019-2021 in corso di redazione, vengano attivati gli accordi di confine con la Regione Molise affinché l’ospedale di Agnone possa essere qualificato come presidio di area particolarmente disagiata ai sensi del punto 9.2.2 del D.M. 2 aprile 2015 n. 70. E’ così che nel documento pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Abruzzo, la V commissione impegna il presidente della Regione, Marco Marsilio a trasmettere al collega molisano la deliberazione al fine di individuare in maniera congiunta i termini di un accordo di confine che tenga conto delle esigenze dei territori interessati. Ed ancora, impegna il governatore a trasmettere alle Camere e ai Ministeri competenti di Salute e Finanze, il documento; a chiedere formalmente ai Ministeri in materia che nell’ospedale di Agnone siano assicurati i servizi indicati nel D.M. 70 e riferire al Consiglio regionale, prima dell’adozione del nuovo Pos, gli esiti delle iniziative intraprese.

Il documento, firmato all’unanimità da dieci consiglieri regionali abruzzesi (Mario Quaglieri, Pietro Quaresimale, Antonietta La Porta, Fabrizio Montepara, Roberto Santangelo, Pietro Smargiassi, Barbara Stella, Marco Cipolletti, Francesco Taglieri e Sandro Mariani), rileva come l’ospedale di Agnone “rappresenta un presidio che storicamente soddisfa le esigenze sanitarie anche delle popolazioni abruzzesi dell’area dell’alto Vastese. Il declassamento della struttura – si legge – priverebbe due importanti aree interne di Abruzzo e Molise dei servizi necessari a garantire il diritto alla salute dei residenti. Nonostante la previsione e il preciso inquadramento nel Pos della Regione Molise 2015-2018 del Caracciolo quale presidio di area particolarmente disagiata – prosegue – poco o nulla è stato fatto per mantenere gli standard prestazionali adeguati al tipo di struttura in base ai dettami del Decreto Lorenzin. Inoltre, la cronica carenza di personale, il continuo taglio di servizi e il mancato reperimento di beni strumentali da parte dell’Azienda sanitaria regionale, hanno portato l’ospedale altomolisano ad una lenta agonia che si manifesta con la progressiva chiusura di reparti fondamentali per la tutela della salute dei cittadini di quell’area. Ma non solo, perché il prossimo pensionamento di alcuni medici, unito alla mancata programmazione, nei tempi dovuti dei concorsi finalizzati a rimpiazzare le figure professionali in uscita, rischia seriamente di portare alla chiusura per consunzione dei reparti, uno su tutti quello di Medicina. Nel nuovo Pos della Regione Molise, in fase di stesura, vi è il serio rischio che il presidio di area disagiata del Caracciolo possa essere ridimensionato a ospedale di comunità, con la possibile perdita di alcuni servizi essenziali così come precisamente individuati nel D.M. 70 al punto 9.2.2”.

Per tutto ciò la V commissione ribadisce con forza che “bisogna tutelare la natura pubblica del nosocomio oltre che i servizi vitali per la permanenza in vita dello stesso, così come rigorosamente individuati dal D.M. 70 per i presidi di montagna”.

Cosa prevede il DM 70 per le strutture disagiata – Un reaprto di 20 p.l. di Medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri; una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi di day surgery o eventualmente week surgery con possibilità di appoggio nei letti di Medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto per avere disponibilità dei casi imprevisti) per i casi che possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilità, per il restante orario, un pronto soccorso presidiato da organico medico dedicato all’Emergenza – Urgenza. La possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub o spoke più vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso. Un protocollo che disciplini i trasporti secondari dall’ospedale di zona particolarmente disagiata al centro spoke o hub. Prevista la presenza di una emoteca. Il personale deve essere assicurato a rotazione dall’ospedale hub o spoke più vicino.

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