ADESSO FUORI DAI PIEDI

Ha ragione don Francesco Martino e non potrebbe essere altrimenti: se chi guida un’azienda non è in grado di fornire azioni concrete e risposte ai sui clienti, va licenziato in tronco. In questo caso l’azienda è l’Asrem, chi la guida porta il nome di Gennaro Sosto, Antonio Forciniti e Antonio Lucchetti, i clienti sono le migliaia di anziani, malati, bambini e cittadini che abitano le montagne a cavallo tra Molise e Abruzzo. Popolazioni già vessate da tasse, balzelli, riscaldamento, accise e alle quali stanno togliendo anche il diritto di curarsi nell’unica struttura pubblica presente nella zona: l’ospedale San Francesco Caracciolo.

Popolazioni che chiedono pari dignità di chi vive in centri più grandi dove ospedali e cliniche pullulano. Sentirsi ripetere la barzelletta tutta made in Molise che i medici non vogliono venire a lavorare ad Agnone, è un problema di chi gestisce la sanità pubblica, non certo dei residenti. Sia ben chiaro una volta per tutte. Se questi dirigenti, profumatamente pagati con i soldi dei contribuenti, non sono in grado di dare risposte serie abbiano la compiacenza, non parliamo di coraggio, di togliersi dai piedi e tornare a fare quello che facevano, a patto che ne siano capaci. Adesso basta, ne abbiamo piene le scatole.

E’ arrivato davvero il momento di smetterla con le ennesime prese per i fondelli. A pochi chilometri di distanza dal Caracciolo ci sono due realtà, Atessa e Castel di Sangro, dove la Regione Abruzzo si è fatta carico di rilanciare l’offerta sanitaria. Realtà identiche e spiccicate a quella altomolisana. Basta copiare i loro modelli. Copia e incolla. Non servono altre ricette. Se poi la verità è un’altra, ovvero quella che a Campobasso vogliono chiuderci definitivamente, basta avere le palle di dirlo. Ce ne faremo una ragione o magari faremo valere le nostre istanze nelle aule dei tribunali, a Roma e se necessario dinanzi la Corte europea dei diritti dell’uomo. Perché di questo si tratta: di un diritto sacrosanto sancito dalla Costituzione italiana all’articolo 32. Lo ripetiamo a chi fa finta di non averla studiata o almeno letta una volta nella propria vita…

Maurizio d’Ottavio 

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