Borsellino a Castelguidone: «Mio fratello ucciso in una strage di Stato, da pezzi deviati delle istituzioni»

Il fratello del giudice massacrato in via D'Amelio ha tenuto una conferenza organizzata dalla Caritas diocesana di Trivento

CASTELGUIDONE – «Dopo venticinque anni dalle stragi mafiose che hanno ucciso Falcone e mio fratello Paolo Borsellino non c’è ancora né giustizia, né verità, per colpa del compromesso, della complicità, della connivenza di pezzi deviati dello Stato con la malavita organizzata. E il mio peggior incubo è che se e quando i processi finiranno archivieranno tutto sull’altare della “ragion di Stato”».

E’ questa l’agghiacciante ed estrema sintesi delle parole di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia, intervenuto oggi pomeriggio a Castelguidone nell’ambito delle giornate di studio sulla legalità e l’impegno sociale organizzate dalla Caritas diocesana di Trivento e dalla scuola di formazione politica e sociale “Paolo Borsellino”.

Ad accogliere il fratello del giudice oltre a don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana, anche una rappresentanza del movimento “Agende rosse” di Chieti del gruppo “Falcone Borsellino” guidata da Massimiliano Travaglini. Dopo don Ciotti, il giudice Caselli e il vice presidente del Csm Legnini, oggi è stata la volta di Salvatore Borsellino, fondatore del movimento “Agende rosse” che chiede, ormai da vencinque anni, che sia fatta giustizia.

Dure come macigni le parole del fratello del giudice massacraro insieme alla scorta in via D’Amelio.

«Mio fratello è stato ucciso per tenere nascosta la scellerata trattativa tra Stato e mafia che continua ancora oggi, sotto forme diverse e nuove. Sono vere e proprie stragi di Stato, cui sono seguiti i continui depistaggi nel corso dei processi di mafia. Mio fratello è stato ucciso non dal fuoco del nemico, quella mafia che lo ha condannato a morte, ma dal fuoco amico e dal tradimento di chi avrebbe dovuto proteggerlo e difenderlo, da pezzi deviati dello Stato che si sono resi complici dei mafiosi. La scomparsa dellagenda rossa sulla quale Paolo annotava tutti i suoi appunti è la dimostrazione della connivenza e della contiguità della politica rispetto alla mafia. Una connivenza che continua anche oggi come dimostra la  recente distruzione, ordinata dal presidente Napolitano, delle intercettazioni telefoniche dell’ex ministro Mancino».

L’agenda rossa, quella miseteriosamente scomparsa dall’auto devastata del giudice Borsellino, che probabilmente avrebbe svelato particolari destabilizzanti circa la famosa “trattativa” della politica con la mafia. E’ quella la chiave di lettura delle stragi di mafia. E oggi le agende rosse vengono brandite come armi per svegliare le coscienze da chi chiede, ancora invano, giustizia e verità.

La “ragion di Stato” coprirà e nasconderà all’opinione pubblica quella ed altre trattative tra politica e criminalità organizzata. E’ stato questo il sinistro insegnamento del fratello del giudice Borsellino. E la sensazione comune è che quelle parole, purtroppo, corrispondono alla ineluttabile realtà di questo mafioso Paese che è l’Italia.

Fancesco Bottone

effebottone@gmail.com

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