Caccia di selezione al cinghiale, il paradosso abruzzese: la gestione è nelle mani delle squadre di braccata

Convocata per giovedì la conferenza permanente degli Atc con all'ordine del giorno proprio il disciplinare della selezione

Il vicepresidente della Regione Abruzzo e assessore alla Caccia, Emanuele Imprudente, ha convocato per giovedì 30 gennaio la conferenza permanente degli Atc, alle ore 10,30, presso la sala “Grisi” (II° piano) del Dipartimento Agricoltura, in Via Catullo 17, Pescara. Questi i punti all’ordine del giorno:
– disciplinare caccia di selezione al cinghiale;
– protocollo d’intesa per l’affidamento in gestione delle zone di ripopolamento e cattura;
– convenzione per la gestione delle aree cinofile;
– regolamento per la costituzione dell’Osservatorio Faunistico Regionale.

Dalle indiscrezioni che trapelano alla vigilia dell’incontro pare che il disciplinare sulla caccia di selezione al cinghiale abbia subito delle modifiche ulteriormente restrittive per i cacciatori. In Abruzzo infatti, per una strana alchimia politico-venatoria, la caccia di selezione al cinghiale è gestita, sembra un paradosso ma è così, dalle stesse squadre che praticano la braccata, cioè la caccia collettiva, all’interno delle varie zone assegnate. In pratica la gestione delle fascette e dunque degli abbattimenti selettivi è nelle mani delle squadre di cinghialai, cioè dei capisquadra, proprio coloro che vedono come il fumo negli occhi la caccia di selezione, perché, a loro dire, «che gusto c’è a sparare d un animale al pascolo» e soprattutto «poi mancano animali da abbattere in braccata». Con il cambio di colore politico in Regione e con l’arrivo di qualche nuovo tecnico negli uffici Caccia, pare che le resistenze nei confronti della selezione siano addirittura aumentate. E il nuovo disciplinare abbia ulteriormente aumentato il “potere” decisionale dei capisquadra rispetto agli abbattimenti selettivi. Giovedì ne sapremo di più.

Francesco Bottone

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