Cattiva amministrazione e spopolamento, la Chiesa triventina scrive al presidente Mattarella

Il vescovo Scotti e i suoi sacerdoti chiedono «attenzione verso i più bisognosi ed emarginati»

TRIVENTO – Cattiva amministrazione e spopolamento, la Chiesa triventina scrive al presidente Mattarella.

Il vescovo di Trivento, monsignor Domenico Angelo Scotti, e tutto il suo clero diocesano, quarantasei parroci sacerdoti, scrivono al presidente della repubblica, Sergio Mattarella, e alle massime autorità dello Stato, per sollecitare interventi a salvaguardia dei territori montani tra Abruzzo e Molise pesantemente colpiti dallo spopolamento.

E la Chiesa diocesana di Trivento non si limita a chiedere aiuto, ma propone concretamente dei settori di intervento.

Di seguito la missiva firmata dal vescovo e dai suoi quarantasei sacerdoti.

Stimatissimi Signori:
Presidente della Repubblica
Presidente del Senato
Presidente della Camera dei Deputati
Presidente del Consiglio dei Ministri
Onorevoli parlamentari Abruzzesi
Onorevoli parlamentari Molisani
Presidente della Giunta Regione Abruzzo
Presidente della Giunta Regione Molise
Assessori e Consiglieri Regionali Abruzzo
Assessori e Consiglieri Regionali Molise
Presidente Provincia Campobasso
Presidente Provincia Chieti
Presidente Provincia Isernia
Sindaci dei 40 Comuni
Donne e uomini di buona volontà

“Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt. 6, 33)vade retro scotti

«Le persone di buonsenso mi hanno fatto capire che avevo un conto da saldare con l’uomo della strada». (S. Pertini)

Ogni comunità cristiana nella sua azione quotidiana deve essere profetica e saper annunciare la speranza. E’ quello che noi ci proponiamo di fare, di fronte ad una società che soffre per la mancanza di lavoro, per la denatalità, per le cattive amministrazione, per la mancanza di una seria e puntuale programmazione, e da tutto ciò viene il gravissimo danno dello spopolamento. Vogliamo essere portavoce di speranza e di luce nuova, di innovazione e di coraggio. La risposta cristiana alla crisi attuale è quella di ‘trasformare la marginalità in tipicità’. La tipicità è quella identità che ciascuno di noi elabora lentamente, proprio a contatto con una realtà familiare ben diversificata, non omologata, che diventa ricchezza, che sa utilizzare i limiti per farne autentiche risorse. Tutto ciò in ottemperanza al monito di Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare” (Mt 6, 37).
La nostra Diocesi di Trivento comprende un esteso territorio in cui si concentrano enormi risorse naturali e di bio-diversità, con una grande potenzialità economica e produttiva. Bisognerebbe far sì però che queste non rimangano solo delle potenzialità, ma che si trasformino in realtà, quella realtà che può portare le zone interne ad uscire dal torpore in cui è caduta da anni e che la riporterà ad un florido sviluppo. Per far ciò bisogna valorizzare tutte le risorse presenti: da quelle naturali a quelle umane.
La piaga dello spopolamento dei nostri paesi e il declino del territorio delle aree interne è ormai una realtà allarmante, un vero e proprio fattore di rischio. Anche noi ascoltiamo il grido muto di sofferenza della nostra gente e ci uniamo nella piena solidarietà e con fermezza proponiamo quanto già pubblicato recentemente in “Rompere gli schemi per creare il nostro futuro”, edito dalla Scuola di formazione all’impegno sociale e politico “Paolo Borsellino”della Caritas diocesana di Trivento, nelle cui pagine oltre alla denuncia sono anche illustrati alcuni esempi veramente significativi di speranza e di rinascita, che sfidano, con fermo coraggio ed enormi sacrifici, le condizioni sfavorevoli del territorio e dell’azione politica. C’è anche da dire che vi sono altre potenzialità ed indubbie risorse già presenti ed operanti che, purtroppo, non riescono ad emergere e a decollare a causa dell’eccessiva pressione fiscale e di una burocrazia farraginosa.
Ci permettiamo di fare l’elenco di quelle che a nostro avviso sono le priorità da affrontare e risolvere con assoluta urgenza:
caracciolo radiologia1. SANITÀ – Con il ridimensionamento dell’ospedale di Agnone nell’Alto Molise e nell’Alto Vastese siamo rimasti di fatto senza assistenza sanitaria; gli ospedali più vicini si trovano a più di un’ora di percorrenza su strade tortuose e dissestate e soffrono anche loro le problematiche di una sanità commissariata. I servizi sanitari territoriali sostitutivi non sono stati attivati o sono carenti (es. ADI, RSA, Centri diurni, ecc.), per le note difficoltà finanziarie del settore. La soppressione di alcune guardie mediche, anche se il servizio non è stato esente da lacune e inefficienze, non fa che aggravare la carenza di assistenza sanitaria. Alcune ambulanze del 118 non hanno un medico a bordo (per es. l’ambulanza del distretto sanitario di Castiglione Messer Marino), con un servizio di H12, fino alle 8 di sera, dunque si limita a trasportare i pazienti in ospedale. Anche se oggi tutta la zona è servita dall’elisoccorso, bisogna considerare che, quando si verificano condizioni climatiche proibitive, e da noi durante l’inverno accade frequentemente, sarà sempre più difficile per l’eliambulanza poter intervenire e atterrare.

2. VIABILITÀfrana vastogirardi Dopo gli ultimi eventi atmosferici, il rischio isolamento è diventato una realtà drammatica: frane e dissesti hanno interrotto la quasi totalità delle comunicazioni interne nell’intera area, provocando la paralisi più totale di svariate arterie fondamentali con conseguenze disastrose su pendolari, studenti, lavoratori e soprattutto malati che hanno necessità di raggiungere gli ospedali. Tutto ciò pregiudica anche lo sviluppo economico e turistico dell’area. Queste sono tutte emergenze che chiedono interventi urgenti e improcrastinabili. Occorre dunque reperire tempestivamente risorse per la messa in sicurezza delle strade e per assicurare questi importanti servizi.

3. LAVORO – La crisi economica si sente nelle zone depresse in modo più violento che in altre del Paese e della regione. Alla mancanza di lavoro e di opportunità si somma una grave carenza di comunicazione sulle pur poche possibilità esistenti derivanti dall’utilizzo di fondi europei o statali. Sarebbe opportuno che le istituzioni regionali, oltre a programmare misure di politiche attive del lavoro, garantiscano un servizio di puntuale e capillare informazione rispetto alle opportunità di finanziamenti per autoimpiego, sostegno all’imprenditoria, ecc, rivolto a enti locali, imprese, cooperative e singoli cittadini. Sia sottoscritto un patto per il lavoro al quale partecipino, dando ciascuno il proprio contributo, tutte le realtà più vive del nostro territorio.ambulanzaneve

4. INTERNET VELOCE – Strettamente collegato alla problematica del lavoro, c’è il problema dell’informatizzazione. II “digital divide” purtroppo interessa la maggior parte dei paesi della nostra Diocesi: è una triste realtà. Salvo pochi comuni, il resto del territorio non è coperto dalla banda larga. Atteso che internet è di fatto un servizio, e più ancora un vero e proprio diritto, andrebbe garantito a tutti; per questo occorre che le istituzioni, facendosi carico di investimenti pubblici, assicurino in tempi ragionevoli una copertura di banda larga in tutto il territorio.

5. SCUOLE – Con la sempre maggiore carenza di bambini le scuole stanno progressivamente chiudendo. Sembra una conseguenza obbligata, ma è da contrastare almeno per quanto riguarda il livello della scuola dell’infanzia che deve essere la naturale prosecuzione dell’ambiente familiare e non può perciò trasformarsi per i più piccoli in un inaccettabile peso sociale e psicologico. Non chiediamo solo il mantenimento puro e semplice delle scuole nei piccoli centri, ma che esse si trasformino con dotazioni che rendano più semplici e veloci i collegamenti, sperimentando anche originali forme di apprendimento a distanza, e allarghino la loro funzione diventando un terminale di offerta culturale ed educativa per tutta la comunità. La scuola, per un piccolo centro montano dove non ci sono teatri, biblioteche, cinema o associazioni attive nel campo del fare cultura, rappresenta forse l’unica sede in cui possa esprimersi una proposta culturale. Né va dimenticato che essa stessa può essere il volano in grado di alimentare una piccola economia locale (stipendi, servizio mensa, trasporto, ecc). In deroga ai limiti numerici fissati, si dovrebbero perciò autorizzare pluriclassi, in modo da consentire il mantenimento delle scuole nei vari centri montani, dotandole però di attrezzature tecnologiche e connettività adeguata per stare in rete con realtà più grandi, in modo che sia continuo lo scambio di esperienze necessarie alla crescita umana e formativa degli studenti.scuolabus neve

6. FISCALITÀ DI VANTAGGIO – II territorio della Diocesi di Trivento è area periferica anche dal punto di vista delle occasioni imprenditoriali. E’ necessario sostenere le attività degli imprenditori locali e delle famiglie dando loro la possibilità di godere di un sistema di fiscalità di vantaggio.

7. SICUREZZA – II nostro è un territorio molto vasto che viene presidiato da una sempre minore presenza delle Forze dell’Ordine. Il risultato è una minore capacità di risposta proprio mentre aumentano le necessità di sicurezza, particolarmente avvertibile tra la popolazione anziana, che vive in zone isolate. Potrebbe essere opportuno un maggiore raccordo tra le forze dell’ordine superando i confini regionali. Un esempio: ad Agnone ci sono diversi comandi di forze dell’ordine che, interagendo tra di loro, potrebbero fornire un’estensione dei loro preziosi servizi coprendo anche le zone di confine dell’Abruzzo.

8. PRODOTTI TIPICI E UN AMBIENTE UNICOcaritas logo – Una potenziale ricchezza della nostra terra è rappresentata dall’enogastronomia o meglio da alcuni prodotti tipici. Un esempo è il tartufo, di cui sono ricchi i boschi della zona. Ad oggi questo prodotto alimenta di fatto un mercato nero che non fa altro che impoverire il territorio di una ricchezza naturale. Regolamentare il settore per far emergere un’economia altrimenti sommersa, tutelando così il nostro ricco patrimonio naturale dovrebbe essere una priorità per le istituzioni. Questo potrebbe essere, infine, il punto di partenza per una più generale valorizzazione dell’ambiente naturale e per un’azione di riscoperta di beni artistici e storici che pure ci sono ma non hanno mai goduto dell’indispensabile visibilità. Anche in questo caso la creazione di un circuito che comprenda parti dell’Abruzzo e del Molise potrebbe determinare un’offerta naturalistica e culturale verso cui promuovere un turismo interessato a scoprire nuove mete che, ancora intatte, conservano un antico fascino.
Memori della frase di San Pietro al Tempio: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3,6), con questa lettera intendiamo dare voce a chi non ha voce e a chi da troppo tempo è emarginato, affinché le nostre comunità risorgano dal torpore e dall’abbandono. Troppo spesso dei nostri mali diamo la colpa ai politici e agli amministratori, quando a vario livello trascurano il Bene Comune, dimenticando la giustizia e la solidarietà: tuttavia, siamo consapevoli, e per questo vogliamo impegnarci maggiormente, come responsabili della formazione sociale e pastori della Chiesa di Trivento, nel compito di educarci ed educare ad una solidarietà consolidata e disinteressata.
Noi parroci di queste zone tanto emarginate, riuniti in assemblea comune, Vi scriviamo questa lettera e facciamo fermo e deciso appello al Vostro senso di responsabilità e alla Vostra coscienza di amministratori affinché si passi finalmente e coerentemente ad uno stile di governo improntato alla giustizia, all’equità e all’attenzione verso i più bisognosi ed emarginati.
Con deferente e fiducioso ossequio, salutiamo ed aspettiamo certezze.
Agnone, 14 aprile 2015

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