Cattura e tiene nel recinto tre cinghiali: condannato a pagare 5mila euro di sanzione

La Cassazione ribadisce il divieto di detenzione di animali che costituiscano pericolo per la salute o la pubblica incolumità prescinde da ogni valutazione sulla loro concreta nocività

10 settembre 2019

Cattura e tiene nel recinto tre cinghiali: condannato a pagare 5mila euro di sanzione. Succede in Abruzzo, dove un uomo è stato definitivamente condannato dopo il pronunciamento della Cassazione. I giudici hanno stabilito che è sempre vietato detenere cinghiali, indipendentemente dalla loro nocività e dalle modalità della loro custodia, senza le previste autorizzazioni regionali. Il tribunale di Teramo ha condannato un uomo alla pena di euro 5mila di ammenda (in relazione al reato di cui all’art. 110 c.p. e L. n. 150 del 1992, art. 6, comma 4), per avere detenuto tre esemplari vivi di specie selvatica, pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica. Contro quella decisione il difensore dell’uomo presentò un ricorso perché, a suo dire, la specie cinghiale non farebbe parte della fauna selvatica oggetto di tutela né rientrerebbe tra quelle particolarmente protette. Nei giorni scorsi la terza sezione penale della Cassazione ha giudicato manifestamente infondato il ricorso, perché anche i cinghiali rientrano nel generale divieto di detenzione di mammiferi che costituiscano pericolo per la salute o la pubblica incolumità, a meno che non si sia in possesso di una autorizzazione all’allevamento di fauna selvatica a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale rilasciata dalla Regione. Il giudice di legittimità ha anche precisato che il divieto di detenzione di animali che costituiscano pericolo per la salute o la pubblica incolumità prescinde da ogni valutazione sulla loro concreta nocività e sulle specifiche modalità della loro custodia. «La norma violata – spiega l’avvocato agnonese Alfonso Tagliamonte – è la legge del 07/02/1992 – N. 150 Art. 6 1, che stabilisce, fatto salvo quanto previsto dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157, che è vietato a chiunque detenere esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano pericolo per la salute e per l’incolumità pubblica. Conclusioni: i cinghiali si possono detenere, ma solo previa autorizzazione regionale».

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