Colpo gobbo di Nando: tartufo da 674 grammi, nuovo record in Molise

CAROVILLI – Ormai è noto in tutta Italia che il Molise è una delle regioni che produce una grande quantità di tartufo di altissima qualità, sia nero che bianco, a seconda delle stagioni. È tanto risaputo il fatto, che la maggior parte della produzione locale prende vie che portano inevitabilmente all’estero o alle più note e pubblicizzate regioni dove il tubero acquista valori straordinari. Nei giorni scorsi un abile cavatore, ben conosciuto nella Provincia di Isernia, detto “Nando”, ha saputo trovare un tartufo straordinario di 674 grammi che, per peso e bellezza, ma anche per le sue caratteristiche organolettiche, in questa stagione batte ogni record in Molise. Questa volta, però, il tubero non ha preso il volo verso altri luoghi, italiani o esteri, è rimasto nel nostro territorio per volontà dei fratelli Sferra che lo hanno fortemente voluto. I due fratelli, che da diversi anni si sono impegnati in tale attività, hanno costituito a Carovilli, loro paese d’origine, una società, la Tartufi Sferra, con sede a Isernia. Loro obiettivo è di valorizzare i prodotti naturali, tartufi e funghi pregiati, che generosamente arricchiscono in modo speciale i boschi di Carovilli e dell’Alto Molise. Tali prodotti, se ben utilizzati dal punto di vista commerciale, possono rappresentare validi elementi per una moderata crescita dell’occupazione, soprattutto giovanile, e per uno sviluppo di particolarissima attività economica. Se oggi quei prodotti ancora non incidono sulla economia regionale, avviene, oltre che per le capacità commerciali degli altri, anche per la evidente nostra incapacità di organizzare una scientifica conoscenza delle zone tartufigene, sul modello di quanto realizzato anche in Abruzzo, e a proteggere quelle zone dal disboscamento talvolta scriteriato.
«Certo, un tartufo di tali dimensioni è una rarità. Questo ci insegna – spiega Fabio Sferra – che i cercatori devono possedere necessariamente amore e rispetto per la natura e per gli animali. Nessuno si può improvvisare cercatore di funghi o di tartufi perché rischia di danneggiare l’ambiente e provocare la reazione della natura stessa, che potrebbe smettere di offrire quei doni che elargisce tanto generosamente».

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