Disastro trasporti, guerra aperta tra metalmeccanici pendolari e Sati

L’ennesima denuncia sulla condizione in cui versano i mezzi, arriva dal sindacalista e operaio Sevel, Emanuele Cimone: “Trattati come bestie” 

AGNONE. Bingo! Dopo le infiltrazioni d’acqua, i guasti meccanici, i bulloni dei pneumatici svitati, pure i sedili dissaldati. L’ennesima lamentala sulle condizioni dei pullman su cui viaggiano i pendolari metalmeccanici altomolisani che quotidianamente raggiungono la Val di Sangro, arriva da Emanuele Cimone, sindacalista e operaio di lungo corso della Sevel di Atessa.

Già in  passato Cimone aveva sollevato l’annosa problematica che vede destinataria la società di trasporti  Sati, che a suo dire, ha fatto poco o niente per risolvere la questione. “Per guadagnarci la famosa pagnotta siamo costretti a viaggiare in condizioni estreme dai centri dell’Alto Molise verso l’unica realtà produttiva rimasta, ovvero la Val di Sangro – esordisce il sindacalista -. Ai nostri rappresentanti istituzionali e alla società di trasporti , vogliamo ricordare che siamo circa 250 persone con relative famiglie che tutti i santi giorni affrontiamo un viaggio di lavoro su strade da terzo mondo e su mezzi al limite della decenza.

Adesso è arrivato il tempo di dire basta – prosegue – perché di fatto continuiamo ad essere trattati come animali. L’ultimo episodio in ordine cronologico riguarda i sedili dei pullman dissaldati o addirittura divelti. E’ così che per trovare un posto a sedere dignitoso siamo costretti quasi a scannarci tra di noi. A volte capita che gli ultimi arrivati viaggiano alzati o seduti sul pavimento. Vi sembra mai possibile una situazione del genere? – chiede amareggiato Cimone,  che poi aggiunge – Ogni mese nelle nostre buste paga troviamo trattenute in favore di Regione e Comuni che moltiplicate per il numero dei lavoratori fanno una bella cifra. Eppure ecco come veniamo trattati.

Il nostro ringraziamento va a quegli autisti, lavoratori come noi, che fanno di tutto per rendere il viaggio meno disagevole, tuttavia capiamo benissimo che non possono fare miracoli se il mezzo su cui viaggiamo è datato o conta milioni di chilometri. Nonostante le innumerevoli segnalazioni la nostra ‘cara’ Sati risulta non pervenuta o peggio ancora se ne infischia. A questo punto – conclude Cimone – se l’ultimo grido d’allarme rimarrà inascoltato, siamo pronti a mettere in campo azioni eclatanti a tutela della nostra dignità di lavoratori che con immani sacrifici hanno deciso di continuare a vivere in un’area svantaggiata”.

 

 

 

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