Emergenza cinghiali, Eps ha la ricetta: creare aziende faunistico-venatorie per sfruttare la wildlife economy

1) Le aziende faunistico-venatorie che l’Eps rappresenta sono senza fine di lucro, si vorrebbe trasformarle in aziende agricole a tutti gli effetti e quindi a fini di lucro, andando ovviamente a contribuire alle casse dello Stato versando le tasse. È evidente il vantaggio per l’Erario così come per chi vi lavora, che può vedere davanti a sé certezze di profitto, mostrando in pieno le proprie capacità professionali. Questa è per noi la richiesta principale.
2) L’Ente vorrebbe la reciprocità del porto d’armi: cambiare la normativa permettendo anche ai cacciatori esteri di poter cacciare in Italia. Non sottovaluti in questo caso gli effetti positivi sul turismo anche in Abruzzo.
3) L’ente vorrebbe inoltre che il corso di selecontrollori di Ispra (corso per cacciatori di grossi ungulati- cervo, cinghiale, camoscio, daino, muflone) venga parificato: ossia che valga non solo nella regione d’Italia nel quale viene svolto ma in tutta Italia.
4) L’Appennino, in molti suoi punti, soprattutto quello centrale, ha diverse zone (non riservate a Parco) abbandonate a loro stesse. L’Ente vorrebbe poter sviluppare aziende faunistiche così da ripopolare la fauna, gestire il territorio e l’ecosistema, sviluppare il turismo e incrementare il Pil.
5) Infine l’Eps vorrebbe istituire una vera e propria legge che sblocchi in Italia la nascita della filiera della selvaggina, carne naturale/senza antibiotici.

Sono le cinque richieste presentate dal presidente nazionale dell’Ente produttori selvaggina, Dino Cartoni, all’assessore regionale alla Caccia della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente e alle Attività produttive, Mauro Febbo. «Le abbiamo presentate a livello nazionale anche in commissione Agricoltura» spiega Cartoni in una lunga intervista al quotidiano “Il Centro”. E sono queste dunque le ricette «per arginare l’emergenza cinghiali, che in Abruzzo è causa anche di tragedie, per rilanciare turismo e ambiente e soprattutto per creare nuovi posti di lavoro».
La soluzione è sotto gli occhi di tutti: ettari ed ettari di terreni abbandonati e diffusi in Abruzzo, prevalentemente nelle zone montane, che potrebbero diventare una miniera attraverso la wildlife economy: la creazione di aziende faunistiche venatorie riservate alla selvaggina dove anche i cinghiali possono diventare fonte di ricchi guadagni.

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