«Killer con armi legali»: il servizio delle “Iene” sbugiardato dai dati delle università

Gli studi del professor De Nardis, dell'Università La Sapienza di Roma, dimostrano che i legali detentori di armi hanno un tasso di devianza omicida ben inferiore a quello del cittadino medio

 

Un servizio “giornalistico” a senso unico, senza contraddittorio, pregiudizievolmente contro la categoria dei legali possessori di armi da fuoco, quindi tiratori sportivi e cacciatori. E’ quello mandato in onda nei giorni scorsi dalle Iene dal titolo “Quelle armi detenute legalmente che uccidono più della mafia” (GUARDALO QUI).

Registriamo, sulla vicenda, il commento dell’associazione Unarmi:

«Il “servizio” comincia intervistando vittime di tragedie orribili, per fortuna rare, seguiti da filmati girati in poligoni di tiro negli Stati Uniti, probabilmente per mettere lo spettatore nello stato mentale necessario a bersi la successiva propaganda. Difatti, pochi secondi dopo, appare il famoso database di Opal Brescia, che conterebbe 51 omicidi commessi da legali detentori di armi. Abbiamo analizzato tale database e ovviamente abbiamo trovato delle discrepanze con la realtà: gli omicidi compiuti da legali detentori di armi nel 2018 sono in realtà 36, di cui 4 suicidi. Nell’analizzare tali numeri bisogna tenere conto del fatto che i legali detentori di armi sono quasi 5 milioni (dati Eurispes/Viminale), e non solamente i 500mila che posseggono una licenza per tiro sportivo. Il servizio prosegue con Francesco Vignarca della Rete Italiana per il Disarmo: “Riteniamo che molte persone che hanno chiesto la licenza per tiro sportivo l’abbiano fatto per avere un’arma in casa e non per andare al poligono”. Qualcuno gli spieghi che per tenere un’arma in casa basta un nulla osta della Polizia, ergo si tratta di una prerogativa del cittadino che possiede i requisiti psicofisici e morali per detenere un’arma. Il servizio poi riassume in circa ottanta secondi l’iter per ottenere una licenza, con il chiaro intento di dare l’impressione che i controlli siano superficiali e insufficienti. In ultimo Matteo Viviani dichiara: “Ora non ci resta che presentare la documentazione in Questura, e visto che non abbiamo precedenti penali, è fatta”. La realtà delle cose è molto diversa: alla presentazione dell’istanza, le Forze dell’ordine conducono un’indagine sul richiedente. Non solo i precedenti penali, ma qualsiasi comportamento pregresso che possa dare il minimo dubbio di affidabilità (una multa per guida in stato di ebbrezza o eccesso di velocità, ad esempio o una chiamata ai Carabinieri per un litigio con un vicino, ndr). Inoltre vengono controllate le frequentazioni del richiedente, le parentele anche alla lontana, la storia professionale e tutto quello che può servire per valutarne la condotta morale. In ultimo, le Questure hanno per legge totale discrezionalità nel rilascio di questo tipo di licenze. Il servizio conclude così: “Quello che preoccupa tutti quanti è che in Italia, in questo momento, ci sono decine di migliaia di armi pronte a sparare custodite in altrettante case. Armi che invece che essere utilizzate per sport, finiscono per uccidere più del crimine“. Informiamo Viviani e le sue Iene che tali armi non sono “decine di migliaia”, ma circa 12 milioni nelle case di 5 milioni di famiglie. Appare evidente come, di fronte a numeri simili, i casi portati per ottenere l’effetto voluto sullo spettatore siano a livello statistico più unici che rari, come del resto già verificato dalla recente ricerca dal titolo “Sicurezza e legalità: le armi nelle case degli Italiani” del Prof. De Nardis (Università La Sapienza di Roma) che ha analizzato i casi di omicidi con armi legalmente detenute di oltre un decennio, dimostrando non solo la sostanziale affidabilità della categoria, ma anche che i legali detentori di armi hanno un tasso di devianza omicida ben inferiore a quello del cittadino medio (la sintesi della ricerca è disponibile qui). Appare curioso che Le Iene abbiano scelto di ignorare la più comprensiva e dettagliata ricerca esistente sul tema nel nostro Paese, realizzata da uno dei più illustri sociologi Italiani, per dare spazio, ancora una volta senza contraddittorio alcuno, alle teorie di organizzazioni palesemente schierate».

Inoltre, spiegano ancora da Unarmi, «i commenti  dei legali possessori di armi (oltre 500), sono stati sistematicamente cancellati dagli amministratori della pagina delle Iene. Questo atteggiamento non può che confermare, se ce ne fosse ancora bisogno, la parzialità e la malafede del servizio mandato in onda».

Infine, chiudono da Unarmi, il «tasso di devianza criminale dei legali possessori di armi è inferiore allo 0,001%, ben inferiore a quello del cittadino medio».

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