La chiusura delle piccole scuole favorisce l’abbandono dei paesi montani

La prima parte del dossier contro la realizzazione del polo scolastico unico del Vastese a cura del Movimento per la difesa delle zone interne

CASTIGLIONE MESSER MARINO – Il Movimento per la difesa delle zone interne ha predisposto un dossier con l’intenzione di sollecitare i sindaci del Medio e Alto Vastese ad una ulteriore riflessione e approfondimento sulle conseguenze della realizzazione di un polo scolastico unico. Il polo Medio Trigno verrebbe costruito in località Chiancate, presso la strada Trignina ed i plessi esistenti nei paesi verrebbero chiusi. Secondo il Movimento , continuando l’attuale trend demografico, non potrebbe funzionare neanche il nuovo polo per mancanza di alunni e comunque allontanare i ragazzi dai paesi per l’intera giornata significa agevolare lo spopolamento. Pubblichiamo, di seguito, il primo stralcio del dossier. Le altre parti saranno pubblicate nei prossimi giorni. 

«L’approccio al sistema scolastico oggi in Italia è molto complesso, anzi complicato da innumerevoli variabili che l’evoluzione dei tempi, le nuove tecnologie e le mutate esigenze collettive hanno determinato. La globalizzazione ha investito anche i sistemi educativi, ha imposto nuovi modelli di apprendimento e percorsi di conoscenza coerenti con diversi e nuovi complessi valoriali. Questa complessità generale e la conseguente difficoltà a governare i cambiamenti riguardano la scuola italiana nel suo complesso. Ma per le piccole scuole, anzi per le scuole che sono nei Comuni di piccole dimensioni, a queste difficoltà si aggiungono quelle specifiche di trovarsi ad operare in territori marginali in crisi demografica, economica e culturale. 
Quindi il discorso sulle piccole scuole deve considerare almeno due aspetti caratterizzanti: il primo riguarda le scelte politiche che, per tutte le zone interne, tardano a farsi carico delle difficoltà in cui si trovano le istituzioni scolastiche delle zone interne; il secondo aspetto riguarda l’applicazione di un criterio, da parte della pubblica Amministrazione, che di fatto impediscono ai cittadini di utilizzare i servizi per cui pagano regolarmente i tributi richiesti; questo secondo aspetto riguarda la scuola, ma anche la sanità, il lavoro e , in genere tutti i servizi che consentono ad una Comunità di vivere con lo standard di dignità dei tempi. Il criterio di erogare i servizi in base al numero dei fruitori penalizza i cittadini dell’entroterra ed è ingiusto. In effetti questo criterio esclude praticamente tutti i cittadini dei piccoli Comuni dalla fruizione dei principali diritti sanciti dalla Costituzione e dal buon senso. Così anche sulle scuole è applicato il criterio secondo cui una classe può essere autorizzata a funzionare se è frequentata da un dato numero di studenti. Insomma il profilo didattico-educativo è ritenuto valido, idoneo alla crescita ed allo sviluppo equilibrato della persona soltanto se applicato nel contesto del numero dato delle persone presenti nella classe. L’applicazione del criterio servizio -numero di fruitori non tiene conto di due conseguenze: l’ingiustizia di base per i bambini, se pochi di numero, che verrebbero esclusi dal diritto all’istruzione; i costi aggiuntivi per l’istruzione obbligatoria invece gratuita per tutti: chi deve allontanarsi dal proprio Comune, stante l’obbligo di istruirsi, deve affrontare costi che altri studenti italiani non hanno, costi economici, ma anche di qualità della vita, della considerazione sociale nel gruppo dei pari e tanti altri costi di natura individuale, famigliare e sociale. La risposta della pubblica Amministrazione sul problema delle piccole scuole è stata inizialmente quella di autorizzare il funzionamento delle pluriclassi; mettere insieme nella stessa aula alunni di classi diversi (insomma salvare il numero!). Naturalmente la pubblica Amministrazione, in generale, non ha contestualmente provveduto a formare insegnanti specializzati per la didattica più complessa né a formalizzare programmi specifici e differenziati. In una pluriclasse, infatti si devono applicare modelli didattici-educativi diversi, piuttosto personalizzati e quindi occorre l’applicazione di tecniche di comunicazione delle conoscenze molto differenziate ed una specifica preparazione per la selezione e la valorizzazione delle competenze. Comunque per molte realtà dell’Appennino è arrivato il tempo del rigetto dell’alternativa “pluriclasse; di conseguenza il mondo della scuola, spesso autonomamente ha iniziato a sperimentare ed applicare progetti con l’obiettivo di non allontanare i ragazzi dai loro Comuni e nello stesso tempo offrire loro un percorso educativo valido. Su un punto, comunque, le varie esperienze coincidono: la chiusura dei plessi scolastici nei vari Comuni “ha effetti notevoli sulla vitalità dei paesi”. Di conseguenza le iniziative hanno percorso due strade diverse e parallele: Utilizzare le più moderne tecnologie per classi interattive tra loro e tra alunni e docenti; Concentrare i plessi più piccoli in un solo punto all’interno della città o di un singolo Comune. Non mancano casi in cui, nonostante la buona volontà e la buona fede degli Amministratori, sono state progettate soluzioni di riunione di plessi più piccoli in un contesto extra urbano, allontanando la presenza più vitale e favorendo, fatalmente, l’abbandono dei paesi».

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