L’Olympia Agnonese: “Cinquant’anni di storia a conferma della nostra professionalità”

La società granata replica al copresidente del Campobasso che dopo il derby ha definito la dirigenza altomolisana da terza categoria

12 febbraio 2018

Dalla Polisportiva Olympia Agnonese riceviamo e pubblichiamo. 

Una società di calcio si giudica in base alla storia, agli impegni presi e mantenuti, al rapporto che quotidianamente ha con i propri tesserati e tifosi. L’Olympia Agnonese in cinquant’anni di storia, di cui undici consecutivi trascorsi sui campi della serie D, vanta un curriculum di tutto rispetto, riconosciuto da addetti ai lavori e società blasonate che hanno calcato anche rettangoli della massima serie nazionale. In mezzo secolo di vita non si ricorda un solo punto di penalizzazione causa accordi economici non rispettati. A parlare sono i fatti che vogliono il nostro sodalizio guidato sempre dalla passione degli agnonesi.

Rispediamo al mittente le gratuite affermazioni che vorrebbero farci passare come una “società di terza categoria”. Prima ancora dell’aspetto calcistico privilegiamo i valori umani e sociali spinti a farlo dall’amore che un’intera collettività ci manifesta giorno dopo giorno. Su questo non accettiamo lezioni da nessuno. Come non accettiamo lezioni in fatto di ospitalità.

Al tempo stesso esprimiamo la massima solidarietà nei confronti del nostro tecnico Pino Di Meo per la vergognosa strumentalizzazione fatta da alcuni organi di stampa in merito l’episodio dell’invasione di campo di un cane durante il secondo tempo del derby. Di Meo, animalista convinto (possiede quattro cani), come del resto l’intera dirigenza granata, ha solo provveduto ad allontanare l’animale in un momento cruciale dell’incontro come testimoniano le immagini televisive. A proposito è lecito chiedere cosa ci facesse un cane in un impianto come quello del ‘Selva Piana’ costato milioni di euro.

Infine stigmatizziamo gli episodi di violenza verificatisi al triplice fischio finale con nostri tesserati che hanno subito una vera e propria aggressione fisica da parte dei giocatori della squadra avversaria.

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