Metà manager, metà maratoneta: l’agnonese Stefano Catolino nel club del Six Star Finisher

A Tokyo, l’ingegnere di Autostrade compie una vera e propria impresa: aver concluso le sei maratone più importanti al mondo. Un risultato in Italia raggiunto solo da 68 atleti  

AGNONE. Non ha battuto il suo personale (il tempo con cui si corre una gara) tuttavia è entrato di diritto a far parte dei 68 italiani che hanno concluso le sei maratone più importanti al mondo (Boston, New York, Londra, Chicago, Berlino e Tokyo). Stefano Catolino, classe ’75, ingegnere agnonese, manager di Autostrade spa, sposato con due bimbe, torna dal Sol Levante con al collo l’invidiabile collana del Six Star Finisher.

Un traguardo che il molisano si era prefissato qualche anno fa quando, sveglia alle 4,30, ha iniziato ad allenarsi per disputare la sua prima maratona (Berlino 2016). Ad oggi, Catolino ne ha corse ben otto, con quelle di Roma e Valencia ad aggiungersi al circuito del World Marathon Majors. Con il pettorale B83551, domenica scorsa, dopo aver fatto il pieno di carboidrati nella “Trattoria dai Paesani” i cui titolari sono due simpatici abruzzesi (Giuseppe Sabatino e Davide Fabiano, ndr) originari di Castelguidone e Roccaspinalveti al confine con il Molise, l’ingegnere agnonese ha bloccato il cronometro sul traguardo di Tokyo sulle 3 ore e 15 minuti. A condizionare la sua gara il cattivo tempo con pioggia e freddo che in qualche maniera hanno rallentato la tabella di marcia prevista alla vigilia.

Poco importa visto che in Giappone Catolino è stato di fatto consacrato con tanto di serata di gala nel ristretto club del Six Star Finisher. A consegnare il fatidico medaglione all’ingegnere agnonese l’americana, bronzo alla maratona di Atene 2004, Deena Kastor anche lei ai nastri di partenza della maratona nipponica. Altro incontro ravvicinato quello con un mostro sacro delle corse come il mitico Alberto Cova, immortalato in un selfie.

Un risultato, quello agguantato da Catolino (“era una promessa fatta alle mie figlie, per dimostrare che i limiti sono solo nella nostra testa” ammetterà più tardi), il quale non è sfuggito al collega giornalista del Messaggero, Roberto Di Sante che ha scritto il libro “Correre: dall’inferno a Central Park” e che in post su facebook ha esaltato l’impresa dell’agnonese e dell’altra italiana Peppa Randazzo anche lei con alle spalle le sei maratone più importanti al globo. Come faccia a conciliare lavoro, famiglia e allenamenti, Catolino, tesserato con la società LBM Sport Roma,  lo spiega a l’Eco de l’Alto Molise Vastese, testata che ha avuto l’onore di comparire sulla sua canotta di gara.

Questione di testa oltre a tanto sacrificio e forza di volontà. Sono una persona metodica che quando decide una cosa la porta a compimento, cascasse il mondo. Al tempo stesso devo dire di essere fortunato visto che non ho mai subito infortuni seri e, cosa più importante, ho una famiglia (la moglie Luciana e le figlie Giorgia e Chiara, ndr) la quale mi supporta  in tutto e per tutto in questa avventura folle ma entusiasmante”.

Dopo essere salito sull’ottovolante dei 42,195 chilometri, Catolino non intende fermarsi. E infatti già prepara la nona sinfonia (domenica 1 giugno) che si correrà in condizioni estreme alle isole Svalbard, un arcipelago del mare Glaciale Artico dove le temperature sono tutt’altro che gradevoli. Questa volta la preparazione fisica richiederà maggiore impegno e soprattutto tanta benzina nella gambe e fiato nei polmoni. “Sono pronto, iniziate pure a scriverlo”. Detto fatto. Ad maiora ingegnere!

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