No alle biomasse, la rivolta di Belmonte del Sannio: “Venderemo cara la pelle”

Il consiglio comunale sottoscrive all’unanimità una delibera contraria all’installazione dell’impianto di Agnone. Di Primio annuncia: “Pronti a ricorrere al Tar”. Scoppia il giallo sull’assenza del segretario comunale

 

BELMONTE DEL SANNIO. Il consiglio comunale di Belmonte del Sannio sottoscrive all’unanimità una delibera contro l’insediamento della centrale a biomasse che dovrebbe nascere a settecento metri dal centro urbano nel confinante territorio di Agnone. A verbalizzare l’atto il consigliere più giovane dell’assise, Emanuele Nibbio vista l’assenza della segretaria Teresa Miraldi, la quale, non avrebbe preso parte ai lavori per un presunto conflitto di interessi visto che svolge le identiche mansioni presso il Comune di Agnone causa in parte nel procedimento di installazione dell’impianto. Da quanto riferito dal primo cittadino di Belmonte, Anita Di Primio, la segretaria non si sarebbe presentata, notizia tra l’altro arrivata all’ultimo momento, sotto consiglio del sindaco di Agnone, Lorenzo Marcovecchio. Un giallo da chiarire che tuttavia non ha fermato i lavori. Nelle sei pagine della delibera spiegata nel dettaglio la contrarietà al progetto e al tempo stesso annunciata la possibilità di ricorrere al Tar Molise qualora la Soprintendenza dovesse dare parere favorevole all’iniziativa che vede il coinvolgimento diretto della “Circeo Società Agricola srl” di Roma. In un recente passato fu proprio la Soprintendenza a bloccare l’atterraggio di una centrale a biomasse lungo la provinciale 74 dove oggi è stata riproposta l’idea. Il timore più grande da parte degli amministratori e residenti di Belmonte del Sannio è racchiuso nel fatto che l’entrata in funzione dell’impianto possa provocare inquinamento così da stravolgere l’ecosistema e quindi la salubrità di un ambiente incontaminato. “Destano perplessità i criteri usati per l’individuazione dell’area – si legge in un passaggio del documento sottoscritto dai consiglieri comunali di Belmonte – ovvero in considerazione del fatto che le 30 – 40 tonnellate l’anno da sottoporre a trattamento dovranno essere ripartite, ci si chiede dove visto che non esistono in loco aziende agricole e zootecniche capaci di fornire i quantitativi necessari a 15 chilometri dalla centrale. Si potrebbe ipotizzare che per tenere l’impianto in produzione ci si possa rivolgere fuori regione magari nel Casertano, Beneventano o nel Salernitano o, ancora, ci si convenzionerà con le ditte che raccolgono il Forsu”. Al tempo stesso evidenziata la circostanza di come la centrale nascerebbe nelle “vicinanze del tratturo Celano-Foggia e del tratturello Castel del Giudice – Sprondasino che certificherebbe il contrasto con l’obiettivo di valorizzare i sentieri naturalistici connessi ai percorsi tratturali per i quali questa amministrazione sta predisponendo un progetto da candidare al Cis (Contratto istituzionale di sviluppo)”. Inoltre, spiegano da Belmonte del Sannio “il Piano energetico ambientale regionale (Pear) approvato con delibera del consiglio regionale n.133 dell’11 luglio 2017 prevede che nel bacino comunale interessato è consentita l’installazione di impianti a biogas di una potenza massima di 150 kWe mentre la centrale in oggetto risulterebbe avere una potenza pari a quasi il quintuplo (800 kw) di quella consentita”. Ma non è tutto perché la delibera mette in luce come nel Comune di Belmonte “vi è una importante presenza di funghi ipogei (nella specie tartufi) che con lo spandimento del digestato causerebbe l’alterazione della composizione del terreno con possibili ripercussioni sulla qualità e quantità della produzione”. Il documento sottoscritto all’unanimità – fa sapere Di Primio – sarà esteso a tutti i sindaci dei comuni altomolisani ai quali chiediamo una presa di posizione netta affinché da agire in maniera repentina per fermare questo scellerato piano. Inoltre il Comune di Belmonte del Sannio chiede la convocazione di una conferenza di servizi ed una assemblea pubblica al fine di portare a conoscenza la popolazione delle motivazioni che inducono a bloccare l’impianto. Ad essere chiamato in causa anche il prefetto di Isernia, Cinzia Guercio. “Venderemo cara la pelle – conclude il consigliere di opposizione Errico Borrelli e sindaco di Belmonte per cinque mandati – davanti un disegno del genere che minaccia tutto il nostro territorio siamo pronti ad alzare le barricate e non fermarci davanti a niente. Ricordo che anni fa quando rivestivo la carica di presidente della Comunità Montana Alto Molise, Agnone non volle la realizzazione di un impianto a cippato lontano anni luce da quello che rappresentano i rischi concreti di un impianto a biometano. Mi auguro che in questa battaglia non saremo lasciati soli”.

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