Olympia Agnonese e ospedale “Caracciolo”, due facce di una stessa medaglia

di don Francesco Martino

AGNONE. In questa rovente stagione estiva, il comprensorio di Agnone ha rischiato e sta rischiando di perdere due realtà ultracinquantennali decisive ed importanti per l’economia e la sopravvivenza del territorio: l’Olympia Agnonese e L’Ospedale. La prima nata da una storia gloriosa che parte dal 1967 quando si fusero, nell’ottobre di quell’anno, la PolAgno e l’Olympia Francescana. Abbiamo assistito tutti alle vicissitudini di una stagione sofferta e all’amara retrocessione. Per me, contrariamente a tutti i benpensanti che criticano società e squadra, e tutti coloro che giudicano il calcio inutile e futile, non è così. La retrocessione è stata per me un dramma, perché ha messo a rischio la scomparsa di una realtà positiva nel nostro contesto locale, una realtà capace di generare, con la sua presenza in D, un piccolo turismo di almeno 6mila presenze stagionali, piccolo ossigeno per tante realtà commerciali locali, di far vivere in città almeno una 40 di ragazzi in più, ossigeno per le nostre scuole e consumatori, di creare un movimento educativo positivo con la Scuola Calcio e le sue realtà delle squadre pulcini, esordienti, giovanissimi, allievi, juniores e un domani speriamo anche con la rinascita del settore femminile, a cui già le native di qui  Gloria Marinelli, Cristina Iaciancio, Concetta Lemme e Daniela Sabatino hanno dato in categorie superiori lustro e splendore. Una realtà sociale da tutelare e da difendere, patrimonio di tutti noi. Invece, in questi anni, cosa è successo? È stata considerata da molti di noi un fatto marginale, riservato a pochi che si dovevano arrangiare, è mancata in molti imprenditori e commercianti la sensibilità di un sostegno, di un piccolo gesto di vicinanza anche economica, anche dal Comune è stato tagliato quel piccolo investimento per la gestione del Campo sportivo di 24mila euro che consente ai nostri ragazzi di continuare la loro attività di scuola calcio e assicura i servizi delle utenze, della pulizia, della possibilità della doccia, delle suppellettili, pur concedendo comunque Casa Olympia, da molti il servizio dell’Olympia è stato considerato come dovuto e gratis. Risultato: abbiamo rischiato di perdere seriamente questa realtà e creare un danno incalcolabile alla città. Perché questa realtà dipende da tutti noi, dalla nostra collaborazione volontaria, dalla nostra vicinanza, dal nostro sostegno economico: se noi la abbandoniamo anche fisicamente, si spegne e muore, se tutti quanti, partendo dal Comune, al genitore che si rende disponibile ad accompagnare i figli, a chi  dà il suo contributo o un aiuto, a chi collabora anche per una piccola cosa, questa realtà vive. Non sono stati pochi i 24.000 euro raccolti per l’iscrizione, nonostante tanti si siano voltati altrove, ma adesso occorre un cambio di mentalità e di passo, bisogna amare l’Olympia: e l’Olympia si ama dando tutti ad essa la mano possibile, con senso di responsabilità. Stessa cosa dicasi per l’ospedale di Agnone, il Caracciolo. Mentre scrivo c’è il rischio reale di perderlo, e con esso si perderà quasi tutto per la nostra realtà. Non sopporto, lo dico subito, tutti coloro che oggi si rammaricano per questa prospettiva, quando per il loro egoismo sono stati loro a voler abbandonare la nave cercando lavoro come medici altrove, non capendo che la loro presenza era necessaria e avrebbero potuto realizzarsi comunque anche qui professionalmente in un ambiente sereno se avessero voluto, ed anche tutti quei genitori che oggi piangono, ma hanno invitato e spinto i loro figli a non venire a lavorare qui, perché per loro già non c’era futuro: sono stati loro i primi affossatori di questa realtà, perché così ci sono mancati i soldati per fare la guerra. Anche qui l’ospedale, se si salverà ancora una volta grazie all’eroismo di pochi, impone a tutti noi un cambio di passo: se la realtà deve vivere, dobbiamo necessariamente farla rivivere, non pensando al nostro egoismo e tornaconto, ma con il nostro sacrificio anche personale tornare a fare squadra, fare gruppo per far aumentare le prestazioni e dare risposte alla gente: dalla protesta, dall’insistenza quotidiana e petulante di una classe politica oggi troppo silenziosa e assente, dall’impegno a trovare medici e professionisti sopratutto locali che ritornino a lavorare qui, dal coinvolgimento vero di un popolo disposto a gesti estremi per garantire il futuro.  Olympia Agnonese ed Ospedale, due facce di una stessa medaglia, due facce di una possibile morte o di sopravvivenza in questa torrida estate.

 

 

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