• Editoriale
  • Ospedale Caracciolo e le continue messe in scene, ora di che si fa?

    Dopo anni e anni di convention teatrali, (nemmeno si trattasse di una rassegna cinematografica) arriva il Decreto del Commissario ad ACTA n. 15 del 28.02.2017 dal quale, aldilà delle belle parole, il Caracciolo ne esce fortemente ridimensionato, ma più di tutti ad uscirne colpito, è il diritto alla tutela della salute che i cittadini alto molisani vedono di fatto leso da questo provvedimento.

    Nell’atto a firma di Frattura non v’è traccia della presenza di un anestesista H 24, e troppi dubbi non vengono sciolti, ma cosa ne resta del nosocomio?
    – Un pronto soccorso con servizio di emergenza urgenza con personale in turnazione con l’ospedale di Isernia.
    – 14 posti di medicina generale per il ricovero di pazienti acuti, oltre a 3 posti letto di day hospital e 3 posti letto di day surgery.
    – Servizi di diagnostica dotati di radiologia con trasmissione di immagini. 
    – Servizio di laboratorio d’urgenza “collegato con gli analisti della rete regionale dei laboratori”
    Durante l’ultimo intervento a teatro del Direttore Generale ASREM: l’ingegner Sosto, ho avuto modo di apprezzare la sua sincerità, ma naturalmente, non mi è piaciuto il contenuto delle sue dichiarazioni, e una volta letto il provvedimento a firma di Frattura questo “riassetto” continua a non piacermi. 
    Da nessuna parte si parla degli accordi di confine con il vicino Abruzzo, che solo nell’aprile scorso venivano sbandierati ai quattro venti davanti ad una folta platea di cittadini – proprio in teatro – dal Presidente Frattura e tutto il gota del PD molisano e abruzzese, a tal proposito, la domanda sorge spontanea: Presidente dove sono finiti gli accordi di confine di cui si parlava in prossimità della campagna elettorale? (vedi foto) La risposta è del tutto evidente, se Sosto non li ha mai visti e se non sono scritti in questo Decreto Commissariale gli accordi di confine semplicemente NON ESISTONO e senza quegli accordi questo è un atto monco, mutilato in una parte essenziale, che permetterebbe ad es. una dotazione di personale maggiore e di conseguenza servizi più efficienti. Con d’Alfonso chi doveva stringere gli accordi se non lei Presidente?

    A questo punto dato che le intenzioni del Commissario ad Acta sono formalizzate in un atto, cosa si fa? Sono un fermo sostenitore del fatto che i ricorsi davanti al Tribunale Amministrativo non assicurano una sanità di qualità che deve essere garantita da una politica attenta al territorio e realmente a servizio dei cittadini, ma senza dubbio, sono necessari per far capire la determinazione di un intero territorio e per richiedere a gran voce la tutela di quel sacrosanto diritto alla salute che è sancito nella nostra Carta Costituzionale, ormai da troppo tempo e a tutti i livelli sempre più deriso. 
    A tal proposito mi piacerebbe capire come si muoverà l’amministrazione agnonese, se ha già dato mandato a dei legali per produrre un ricorso e impugnare il Decreto Commissariale 15 del 28.02.2017, o se intende farlo. 
    Se al Caracciolo è stato riconosciuto lo status di ospedale di area disagiata questo deve rispettare gli standard normativi di riferimento, altrimenti diventa una presa in giro per tutta la popolazione.

    di Andrea Greco  (M5S)

     

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