Ospedale Caracciolo, a Roma vice ministro incontra amministratori alto Molise  

Oggi in programma un incontro con il sottosegretario Pierpaolo Sileri. Ci sarà anche il commissario Angelo Giustini

AGNONE. Ore decisive per il futuro dell’ospedale ‘San Francesco Caracciolo’. Il presidio sanitario di montagna infatti rischia la trasformazione in ospedale di Comunità come reso noto nella bozza del Pos ormai di dominio pubblico. Per scongiurare che ciò avvenga si intensificano i contatti tra gli amministratori del posto e il ministero della Salute. A riguardo una delegazione di amministratori dell’Alto Molise farà visita oggi (13,30, ndr) al vice – ministro, Pierpaolo Sileri per rappresentargli i nuovi scenari a cui va incontro il territorio se il Pos, scritto dai commissari, Angelo Giustini e Ida Grossi, diventerà operativo. A Roma con molte probabilità ci sarà anche anche Giustini. Rimodulare quanto previsto dal Piano operativo sanitario, inutile ribadirlo, è l’obiettivo della trasferta romana che appare uno degli ultimi disperati tentativi per salvare i servizi erogati attualmente dal ‘Caracciolo’. Un ospedale che fino a pochi anni fa rappresentava il fiore all’occhiello della sanità pubblica regionale ma svuotato di contenuti per mano di decisioni cervellotiche spesso e volentieri fatte dalla classe politica o burocrati mandati da Roma.  Nonostante tutto e con le poche risorse a disposizione la struttura continua ad agire a tutela della salute delle popolazioni a cavallo tra due regioni quali l’Abruzzo ed il Molise. “Malgrado gli scellerati tagli operati negli ultimi anni, il Caracciolo possiede ancora le potenzialità per rilanciare l’offerta sanitaria – spiega un dirigente medico alla vigilia dell’incontro con Sileri -. Indispensabile sarà far capire a chi di dovere che un’area interna non può essere abbandonata a se stessa come purtroppo sta accadendo. Il rischio concreto è quello che le nostre genti, in prevalenza gli anziani, rinunceranno a curarsi perché non hanno la possibilità di viaggiare considerato che spesso vivono da soli nonché la consapevolezza di trasporti inefficienti e una viabilità da terzo mondo”.

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