Ridurre migranti in città: scatta la ritorsione ai danni del sindaco di Agnone, esposto in Procura

Protagonisti della vicenda i titolari di una società che gestisce il business dei profughi. Coinvolti anche due personaggi del posto

AGNONE – Accusano il sindaco di Agnone di una relazione clandestina con una ragazza per screditarne  la figura e l’azione amministrativa. Di mezzo il business dei migranti gestito in paese da una società campana. Il tutto riportato nelle sette pagine depositate presso la Procura della Repubblica di Isernia dall’avvocato Gianfederico Cecanese (in foto) che difende il primo cittadino.

Storia torbida che, stando alla memoria difensiva affidata al tribunale di Isernia dal legale di Marcovecchio, ha inizio alla vigilia dell’Immacolata dello scorso anno, quando, da un falso profilo facebook a nome di Giacinto Genovese, viene pubblicato un post che parla di una relazione sentimentale tra Marcovecchio, sposato con figli, e una sua collaboratrice ai quali in precedenza erano stati violati computer e cellulari. Alla base dell’azione diffamatoria la volontà dell’amministrazione di ridurre il numero di migranti in paese che di fatto aveva superato di gran lunga il numero consentito stando alla clausola di salvaguardia. Da questo momento parte la presunta ritorsione che vede destinatario Marcovecchio e la collaboratrice del suo studio legale. Ad agire “pirati” informatici ingaggiati, a quanto pare, dai titolari della società che gestisce i migranti. Nel piano coinvolti anche due personaggi del posto che lavorano per la società che guadagna sui disperati del Mediterraneo. Screditare, minacciare e diffamare la figura del primo cittadino di Agnone, l’obiettivo principale da raggiungere.

Gli rubiamo tutti i soldi dopo quello che ci ha fatto” si legge in una conversazione tra i protagonisti della vicenda. E’ così che alla moglie di Marcovecchio, tra l’altro in dolce attesa, vengono recapitati messaggi che raccontano della falsa “tresca” con la collaboratrice. Stessa sorte tocca al fidanzato della ragazza. Ascoltato da l’Eco online, Lorenzo Marcovecchio non ha inteso commentare i fatti. “Lascio alla giustizia fare il suo corso, posso solo dirvi che io e i miei familiari abbiamo sofferto tantissimo per quanto accaduto”.

 

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