Riforma elettorale regionale: sì al collegio unico, no al voto disgiunto

Di Antonio Vincenzo Monaco

Da mesi si sono aperte discussioni e confronti sulla riforma elettorale che la Regione Molise si appresta  ad adottare che porterà importanti conseguenze in termini di rappresentanza territoriale e potrà influire significativamente sulla elezione del futuro Presidente della nostra Regione.

La richiesta che viene dal territorio della provincia di Isernia di una maggiore rappresentanza nel prossimo consiglio regionale non è da sottovalutare, ben vengano quindi accorgimenti in tal senso.  Ma nello stesso tempo non si può assolutamente continuare a pensare ad una elezione del consiglio regionale su due o più collegi regionali per il semplice fatto che la consistenza numerica della popolazione molisana non ci consente di andare al voto frazionandola in tre condomini. Di condominio ne basta uno ed il collegio regionale unico è la strada da perseguire con l’auspicio di poter selezionare una nuova classe politica regionale   in grado di affrontare le sfide del futuro e le difficoltà che attanagliano la nostra Regione con rappresentanti regionali che devono operare  al di fuori delle logiche che li legano al  proprio recinto elettorale. I futuri consiglieri regionali devono rispondere all’intero territorio della Regione perché finora  abbiamo  dovuto riscontrare che gli amministratori regionali spesse volte si sono comportati da  consiglieri comunali o intercomunali.

Ben venga, quindi, il collegio unico regionale con  la responsabilità che ricade esclusivamente sui partiti di presentare candidati spendibili in grado di garantire la giusta rappresentanza a tutti i territori nel nuovo consiglio regionale. E’  importante che i candidati si confrontino con tutto l’elettorato molisano ed i futuri eletti, dopo aver ottenuto il consenso dell’intero elettorato regionale, andranno ad amministrare la Regione investiti da un ampio mandato e non dal mandato di un singolo territorio o, peggio ancora, di un solo Comune che per peso numerico può incidere sulla elezione di un singolo consigliere.

L’elettore, inoltre,  deve poter esprimere la propria preferenza per il candidato senza che il suo voto possa trascinare all’elezione  altri che, per effetto di spartizioni partitiche, si sono appollaiati in un  posto al sole nel listino maggioritario, per questo ben venga l’abolizione del listino prevedendo contestualmente un premio di maggioranza, per garantire stabilità politica e governabilità.

Il voto di genere sarebbe una ulteriore auspicabile innovazione che la riforma elettorale deve affermare con fermezza e senza indugi, come pure l’abolizione del voto disgiunto. Quest’ultimo è fuori di ogni regola, c’è un candidato Presidente ed a lui sono legate le liste dei candidati.  Questo sta a significare che un gruppo di persone decide di candidarsi sotto la guida di un candidato Presidente e pertanto il voto al candidato non può assolutamente dissociarsi dal candidato Presidente. Mantenere il voto disgiunto, come qualcuno propugna, non ha nulla a che vedere con la governabilità della Regione e con gli interessi della popolazione molisana, chi pensa ancora a questa impostazione elettorale lo fa semplicemente guardando   ad interessi personali e di partito che ai cittadini non interessano più di tanto.

 Antonio Vincenzo Monaco

 

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