Mentre a Roma si discute, sulle strade si muore e a scuola l’ignoranza avanza

di Enzo Carmine Delli Quadri

Sulle strade si susseguono incidenti a grappoli,  come fossimo sotto un bombardamento:  incidenti avvenuti nelle notti appena trascorse: a Jesolo quattro ragazzi tra i 22 e i 23 anni sono finiti con l’auto in un canale. A poca distanza, in un altro incidente, un 28enne è morto finendo con l’auto contro un platano. A Cesena quattro giovani sono deceduti dopo che l’auto su cui viaggiavano, toccando un muretto laterale, si è schiantata in un fosso rovesciandosi. A Genova è morto un ventenne
Incidenti avvenuti ieri: un padre fa il fico per riprendere sé stesso e i figli mentre sfrecciano con la loro Bmw  su una strada siciliana e finisce capottato con un figlio morto e l’altro ferito; più su nello stivale un delinquente alcoolizzato e drogato falcia con il suo Suv due cuginetti, ammazzandone uno e tagliando le gambe all’altro.
La lista dei lutti è lunghissima e alla fine conta, come si può vedere nella foto di copertina, 200.000 incidenti, 300.000 feriti e circa 4.000 morti in un solo anno, il 2010. Una ecatombe, una guerra mondiale, un pugno mortale in faccia all’insipienza umana.
A scuola non succede di meglio.  Ecco cosa si legge sul sito OrizzonteScuola.it: Negli ultimi tempi due statistiche hanno fatto parlare in maniera piuttosto accesa della condizione infelice degli studenti italiani. Numeri sconfortanti che rendono la cifra di un sistema di istruzione e formazione che ancora non è riuscito appieno a curare i propri mali.
Si prenda quanto rivelato dall’INVALSI e rilevato: in Italia, oltre il 34% degli studenti del terzo anno della secondaria di I grado non possiede sufficienti competenze alfabetiche, ossia è capace di comprendere soltanto testi semplici che parlino esplicitamente del proprio oggetto. Quando il testo si fa di un livello di complessità leggermente superiore, ecco che gli studenti non sembrano in grado di comprenderlo. Se poi si vanno a guardare le competenze matematiche, la situazione si fa più nera, se è vero che per oltre il 40% degli studenti queste non sono sufficienti, per non parlare delle competenze linguistiche. Si tratta, come spesso accade in Italia, di percentuali che nascondono tuttavia un doppio andamento territoriale: se al Nord, infatti, i valori negativi sono più bassi della media, al Sud si raggiungono livelli quasi catastrofici.
Se questo accade già alle scuole medie, figurarsi quanto avviene all’Università. Eurostat rileva, infatti, che l’Italia, tra i Paesi europei, è quello con la percentuale minore di laureati in tutta l’Unione (27% di giovani laureati a fronte di una media europea del 40%). A fare peggio di noi soltanto la Romania. Fenomeno, questo della scarsa presenza di giovani laureati, su cui pesa soprattutto l’abbandono dello studio. Secondo la stessa rilevazione, infatti, in Italia il 14,5% dei giovani in fascia d’età 18-24 abbandona gli studi, a fronte di una media europea del 10,6% (stavolta fanno peggio dell’Italia, oltre alla Romania, anche la Spagna e Malta).
Questo succede in un paese cosiddetto civile nel secondo decennio del terzo millennio. Eppure, le nostre energie sono tutte tese e impegnate su propaganda, campagna elettorale, polemiche, zizzanie, accuse e controaccuse.
Potremmo parafrasare una famosa frase di Tito Livio (Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur*) e dire: mentre a Roma si discute sulle strade si muore e a scuola l’ignoranza avanza.
*Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata Si tratta di una frase riportata da Tito e fa riferimento alla richiesta d’aiuto che Sagunto, una città romana in terra spagnola, fece alla capitale. A Roma si discusse molto se era opportuno o no inviare rinforzi e si arrivò al punto che i cartaginesi, comandati da Annibale, conquistarono la città. (foto tratta dal corrieredellasera.it)

 

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