Scuole montane: pochi alunni, troppe classi. Trivillino: «I plessi in eccesso vanno chiusi»

Il responsabile del progetto prototipo di rilancio delle zone interne ha illustrato a Torrebruna lo stato di salute delle scuole

TORREBRUNA – Scuola, Trivillino: «I plessi in eccesso vanno chiusi».

Il responsabile del progetto prototipo di rilancio delle zone interne ha illustrato a Torrebruna lo stato di salute delle scuole.

Un incontro tra amministratori e docenti per raccogliere proposte su come razionalizzare e migliorare il settore scuola nelle zone interne. Si è tenuto ieri pomeriggio a Torrebruna.

A snocciolare i dati del Ministero, il coordinatore del progetto, Raffaele Trivillino (primo da destra nella foto in alto, ndr). Dati che riguardano i 33 Comuni dell’area interna a cavallo tra Sangro e Trigno, comparati con altre zone interne e montane d’Italia.

Il progetto, che oltre alla scuola punta su sanità, viabilità e sviluppo economico, è finalizzato a porre in essere delle strategie per tentare di invertire lo spopolamento.20150804_182114

«I dati demografici di quest’area sono drammatici. – ha spiegato Trivillino – Abbiamo un indice di invecchiamento del 33 per cento, come in  poche altre regioni d’Italia. Il 33 % della popolazione ha più di 65 anni. E in previsione il dato può solo peggiorare».

Passando al settore scuola Trivillino ha aggiunto: «Abbiamo il doppio dei plessi attivi rispetto al dato nazionale, pur avendo classi con pochi alunni e con molte pluriclassi. Non è sostenibile una cosa del genere».

Dunque pochi alunni e troppe scuole, vuol dire maggiori spese e scarsa produttività dell’insegnamento. E infatti «i risultati delle prove Invalsi dimostrano, – ha continuato Trivillino – che siamo 4 punti indietro rispetto alla media nazionale delle zone interne».

Quindi dati negativi quelli che arrivano dal comparto scuola, di fatto la maggiore “azienda” presente sul territorio montano quanto a numero di dipendenti stipendiati.

Tra le possibili cause di questa situazione non troppo lusinghiera la ridotta produttività dell’insegnamento, l’alto tasso di precarietà dei docenti che è un fattore demotivante, l’insufficiente dotazione di nuove tecnologie, strutture scolastiche obsolete, la localizzazione dei plessi e la presenza di troppe pluriclassi, l’assenza di banda larga.20150804_182141

Come rimedio, al fine di ottenere una razionalizzazione dei servizi erogati, il primo passo da fare è «l’accorpamento dei plessi sottoutilizzati». In tal modo, ha spiegato ancora Trivillino, «non si perdono posti di lavoro, ma si rende libero personale che diventa così disponibile per assicurare il tempo pieno ad esempio».

Molti dei suggerimenti previsti da questo studio sono coerenti con la legge sulla “Buona Scuola” appena varata dal governo centrale. Proprio contro quella legge i docenti di tutta Italia stanno raccogliendo firme per indire un referendum abrogativo. Nasce così il sospetto che le proposte di Trivillino non troveranno accoglienza tra gli insegnanti di zona. Ma questo è solo un sospetto.

Francesco Bottone

effebottone@gmail.com

tel. 3282757011

 

 

Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.