Suoni, colori, allegria per riappropriarsi del rione e lanciare nuove sfide: Maiella docet

Una due giorni di festeggiamenti in onore della Madonna della Libera, ma anche un monito all’intera città: “Basta chiacchiere, facciamo i fatti” (LE FOTO)

10 settembre 2019

AGNONE. La festa di Maiella ha il volto dell’ottantenne Michelino Misischia  o delle tante signore che hanno collaborato alla due giorni. Un rione rinato, quello che unisce centro storico alla parte nuova della cittadina, il quale nello scorso week-end ha  trasmesso felicità e spensieratezza a bambini, anziani, mamme e giovani. Tutti non aspettavano altro: ovvero tornare in Piazza del Popolo che, baciata dal sole, si è caratterizzata per colori, suoni e allegria grazie ai tanti giochi popolari d’un tempo.

Una tradizione andata perduta ma rispolverata in maniera fragorosa grazie al lavoro messo in campo dai volontari dell’associazione “La Repubblica di Maiella” che nelle scorse settimane non si è risparmiata per trasformare la villa comunale da brutto anatroccolo a splendido cigno.

Opera certosina culminata con la due giorni del 7 – 8 settembre naturalmente sotto l’ala protettiva della Madonna della Libera, amata e venerata da tutti gli agnonesi. Un popolo che si è ritrovato quasi a voler esprimere il ringraziamento per quanto fatto e al tempo stesso per perseguire su questa strada, sinonimo di unità e volontà d’intenti. Concetto chiarissimo ai vari componenti del sodalizio capitanati da Maurizio Misischia, figlio del mitico Michel e vero trascinatore dell’organizzazione. Impeccabile come lo sono stati i due attendenti Alessio D’Ottavio e Raffaele Del Papa  che non si sono risparmiati un istante tra giochi e caldài bollenti.

Come pure i soldati semplici  Mario, Concezio, Michele, Gabriele, William, Paolo, Luca, Gaetano, Raffaele, Christian, Francesco, Filippo, Riccardo, Tommy, Andrea, Saverio. Menzione particolare la merita l’unica fanciulla che in due serate ha preparato e distribuito migliaia di arrosticini sempre con il sorriso stampato sulle labbra. Mara, bel coraggio che hai avuto.

Come pure Luca capace di rinfrescare con succo di luppolo le ugole dei tanti partecipanti.  E che emozione rivedere al centro della piazza  il palo della cuccagna, una sorta di Gardaland d’altri tempi capace di tenere incollati nel suo raggio centinaia di persone che per nessuna ragione al mondo hanno inteso perdersi la super sfida tra rioni.

Competizione conclusasi dopo tre ore di  battaglia su olio e centimetri di grasso e vinta dalle “Civitelle” grazie alla salita del maestro pasticcere Andrea Labbate, versione arrampicatore solitario. Il vessillo del rione adesso rimarrà esposto per dodici mesi nella chiesa dove transitò Celestino V.

Appuntamento molto sentito, quello della “Cuccagna dei rioni”,  introdotto dallo spettacolo degli sbandieratori dei Casali di Minturno (Latina) che hanno reso l’atmosfera magica, accresciuto l’attesa e catapultato gli spettatori nei tradizionali rituali di un tempo remoto.

Una vera e propria  esplosione di gioia che trova nelle parole scritte su fb da Armando Bartolomeo la perfetta sintesi: “Spesso trovandomi a parlare con qualche amico, con cui ho condiviso gli anni spensierati dell’infanzia, mi viene da dire che se affronto la giornata con gioiosa tranquillità, vuol dire che la notte precedente ho sognato di stare a Maiella. Forse per la coincidenza con questo periodo felice della mia vita che il rione di Maiella ha lasciato un segno indelebile nel mio cuore. Erano gli anni a cavallo tra il 1950 e il 1960, anni in cui l’Italia riacquistava quel benessere che un ventennio scellerato, sfociato in una guerra altrettanto scellerata e drammatica, aveva inesorabilmente cancellato. Ma il periodo che aspettavamo tutto l’anno era quello delle feste di settembre: il 7 e l’8 quando in Agnone si celebra la Madonna della Libera. Il rione era in subbuglio già da dopo ferragosto e noi bambini venivamo contagiati da una frenesia costruttiva che ci permetteva di partecipare, con il comitato, alla preparazione dei festeggiamenti. Solo una breve pausa di un’ora ci allontanava dai nostri impegni e dai tanti giochi che comunque continuavano a appassionarci: andare nella chiesa celestiniana, che ha dato il nome a tutto il rione, per suonare le campane che chiamavano i fedeli alla novena e servire la messa. Nei due giorni di festa si svolgevano giochi popolari nella vasta piazza di Maiella, puro divertimento per tutti. Tutto ciò sembravano sensazioni ormai archiviate e facenti parte, appunto,  del mondo dei sogni. Invece quest’anno un gruppo di giovani ha rimesso su una organizzazione impeccabile che, nel rispetto della tradizione,  ha saputo dare spunti innovativi che non hanno turbato minimamente i nostalgici ricordi, anzi, facendoli rivivere con la stessa intensità e spensieratezza”.

“Lo spolverare vecchie tradizioni declinate in chiave moderna (rispetto delle leggi sulla sicurezza e fruizione di innovazioni tecnologiche) in una sana sfida tra i rioni, potrebbe fungere da volano per il fiorire di nuove iniziative e stimolare le coscienze ad una partecipazione alla cosa pubblica più attiva e responsabile. Tutto questo grazie al fare di un gruppo di persone che con discrezione caparbietà e buona volontà , hanno regalato il loro tempo libero (e non solo) al quartiere in cui vivono o che semplicemente amano e quindi a tutta la comunità. Il veder rimboccarsi le maniche è stato più attrattivo di qualsiasi buon sermone”, quanto scrive Saverio La Gamba, decano della neonata associazione.

Così se una cosa la si vuole si raggiunge senza se e senza ma. Insomma, Maiella docet…

(la foto di apertura scattata con un drone è di Luciano Falcioni)

Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.