Tracciamento dei contagiati, tra tutela della privacy e quel che resta della democrazia

Martella: «Deroghe alla disciplina della privacy, su scala nazionale ed europea possono essere ammesse solo se limitate nel tempo e soggette alla piena vigilanza pubblica»

Una app per tracciare gli spostamenti delle persone contagiate dal Coronavirus. Applicazione del cosiddetto “modello coreano”. Limitare ancora le libertà personali per tutelare la salute pubblica. Ecco cosa ne pensa Andrea Martella, Sottosegretario alla Presidenza Consiglio dei Ministri.
«Le tecnologie digitali possono rappresentare una risorsa fondamentale in questa situazione di emergenza, ma il loro utilizzo deve essere perimetrato e commisurato alle effettive necessità di prevenzione e sorveglianza sanitaria della popolazione, ma soprattutto sottoposto alla legge e al pubblico controllo. Quindi ben vengano le applicazioni che possono aiutare a salvaguardare la salute dei cittadini, ma ci deve essere un’attenta gestione della mole di dati raccolta nell’emergenza, con la garanzia della loro distruzione al venir meno dello stato di necessità. Dobbiamo essere consapevoli che l’utilizzo delle tecnologie digitali comporterà la gestione di milioni di dati personali che devono essere protetti da ingerenze illegali o utilizzi impropri, a tutela dei cittadini e degli stessi valori su cui si fonda la nostra convivenza civile.

Siamo una grande democrazia liberale che sta affrontando un’emergenza di gravità e proporzioni inedite. E lo stiamo facendo nella massima trasparenza e con il pieno coinvolgimento dei cittadini, puntando sulla loro responsabilizzazione. E’ bene ricordarlo quando si invocano modelli giuridici e contesti sociali che presentano peculiarità e condizioni di contesto del tutto diversi.

L’Italia fino ad ora è stata un paese modello per come è riuscita a gestire le restrizioni imposte dalla diffusione del virus. E credo che anche per l’utilizzo delle tecnologie digitali si debba individuare una strada italiana, che possa fare da apripista per tutti paesi europei, ancora in ritardo rispetto a noi. In particolare, occorre tenere ben presente il diritto alla riservatezza: Deroghe alla disciplina della privacy, su scala nazionale ed europea possono essere ammesse solo se limitate nel tempo e soggette alla piena vigilanza pubblica. E’ la strada che ci indicano la Costituzione e i trattati dell’Unione europea.

Ciò detto, le pubbliche amministrazioni devono dotarsi tempestivamente delle competenze e delle infrastrutture necessarie. Ed è importante che il governo abbia già aperto una call per sollecitare una risposta che sicuramente non mancherà di arrivare da parte delle imprese e delle tante eccellenze tecnologiche e accademiche del nostro paese. E’ importante fare presto, anche per evitare scelte emotive e protagonismi estemporanei. Altre strade ci porterebbero su sentieri ambigui, che non aiuterebbero ad affrontare oggi l’emergenza e lascerebbero domani un vulnus nel nostro sistema democratico».

 

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