La folle Strategia per le aree interne: 5milioni di euro per chiudere le piccole scuole di montagna

Il sindaco Paglione si scaglia contro i poli scolastici unici e difende le pluriclassi

15 settembre 2019

CAPRACOTTA – «Domani inizia un nuovo anno scolastico, anche per i bambini e i ragazzi della nostra comunità. A loro facciamo gli auguri perché possa essere un anno bello e pieno di speranza. Alla dirigente scolastica, alle maestre, ai professori e alle professoresse – insieme al presidente nazionale dell’Uncem – chiediamo di essere protagonisti di un grande progetto che possa consentire a tutti di guardare con ottimismo al futuro che abbiamo davanti. La scuola, infatti, rappresenta per i nostri territori il luogo che tiene unita la comunità e rafforza la sopravvivenza stessa dei nostri paesi.
Per questo ci rivolgiamo a voi, per condividere con l’Amministrazione comunale gli sforzi che stiamo facendo per tenere ancora aperta la nostra scuola, anche con numeri minimi».

Candido Paglione, sindaco di Capracotta, invia questo messaggio ai docenti e agli alunni delle scuole che riapriranno domani. Nei giorni scorsi il primo cittadino ha partecipato ad un convegno sulla difesa delle zone interne a Canneto di Roccavivara ed è intervenuto, tra le altre cose, proprio sul tema scuola. «Tenere aperte le scuole dei paesi è fondamentale, perché quando chiude una scuola, quando si spegne una lampadina, è tutto il paese che muore» ha detto il sindaco davanti ad una platea di amministratori locali di Abruzzo e Molise, anche quelli che stanno spingendo e hanno dato l’ok alla realizzazione, lungo la vallata del Trigno, di un polo scolastico unico presso il quale trasportare, come fossero bestiame, gli alunni di ogni centro montano. Cinque o sei milioni di euro stanziati nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne. Soldi pubblici che saranno spesi, paradossalmente, per chiudere le piccole scuole dei centri montani, quelle che si reggono con le pluriclassi e che Paglione difende strenuamente. Si difendono le aree interne chiudendone le scuole, davvero singolare e folle questa strategia sbandiera da sindaci che vogliono solo passare alla storia come coloro che hanno portato sul territorio un investimento da cinque milioni di euro. Di tutt’altro avviso Paglione, che a differenza dei suoi colleghi di Celenza sul Trigno, Roccavivara o di Torrebruna, in montagna, nelle aree interne e disagiate, ci vive davvero. «Aiutateci e incoraggiateci a sostenere il mantenimento del nostro plesso scolastico, anche come sfida per restare qui in modo convinto. – aggiunge infatti il sindaco alla vigilia dell’apertura delle scuole – Vi chiediamo di continuare a portare i nostri studenti a scoprire il territorio dove vivono e dove stanno crescendo, parlando loro di storia, delle nostre tradizioni e dei nostri campanili, del nostro paese e di quella montagna di cose belle che abbiamo. Chiamate in classe anche il sindaco, il parroco, gli operatori economici, la Pro Loco e le altre associazioni e chiedeteci di raccontare cosa facciamo tutti i giorni e quale è la nostra missione. Dunque, portate i nostri bambini e i nostri ragazzi “a scuola di montagna”. Infatti, siamo tutti consapevoli che raccontare il territorio rappresenta la prima forma di educazione civica e che la scuola è il luogo dove si insegna ad essere parte della comunità. Per questo impegniamoci tutti a trasmettere l’amore per la nostra terra, facendo capire che loro potranno rigenerare la comunità e non dovranno necessariamente andare via.
Buona scuola a tutti». 

Francesco Bottone

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