Ospedale: altrove si lotta, ad Agnone si continua con le solite chiacchiere

L'unico argomento sensibile per la classe politica è il voto e in alcune zone d'Italia si farà appunto lo "sciopero del voto"

AGNONE – Molto rumore per nulla. Dopo tanto clamore mediatico in merito alle sorti dell’ospedale “Caracciolo” di Agnone si è riusciti strappare soltanto un incontro, l’ennesimo, con i commissari alla Sanità regionale e i vertici Asrem. Voci farlocche di imminenti dimissioni del sindaco di Agnone, Lorenzo Marcovecchio, minacce di un blocco della fondovalle Trigno o di occupazione della sede dell’Asrem a Campobasso, i vari Comuni di zona che votano in consiglio un inutile ordine del giorno a tutela del “Caracciolo”. Tutte belle chiacchiere che servono a far rimbalzare la questione “Caracciolo” sui giornali, ma poco più. E come unico effetto di tutto questo casino per il pomeriggio di domani è previsto un incontro tra l’amministrazione comunale di Agnone, i comitati civici nati a salvaguardia della struttura e i responsabili dello smantellamento progressivo e inarrestabile dell’ospedale di area disagiata di Agnone. Lorenzo Marcovecchio e i responsabili dei comitati Enrica Sciullo (Il Cittadino c’è), Armando Sammartino e Franco Di Nucci (Articolo 32), saranno ricevuti, bontà loro, dai commissari alla sanità del Molise e dai vertici Asrem. Non è certo il primo incontro simile e probabilmente non sarà neanche l’ultimo. Tutti i vertici svolti in precedenza si sono rivelati del tutto inutili, una perdita di tempo, anzi, peggio una presa in giro se è vero come è vero che l’ospedale di Agnone non ha fatto registrare alcun miglioramento, anzi. I reparti sono sempre più spopolati di personale e di pazienti. I servizi erogati sono sempre più claudicanti e ovviamente medici, infermieri e soprattutto pazienti fuggono altrove, perché «al “Caracciolo” non c’è futuro». Un futuro nero che diventerà ancor più buio tra poche settimane, quando ci saranno altri pensionamenti e trasferimenti. Intanto resta, come un fiore all’occhiello però appassito e morto, il riconoscimento di ospedale di area disagiata. Un riconoscimento a chiacchiere, sulla carta, perché di fatto non si è tradotto in essere nulla di quanto previsto dal decreto Balduzzi in merito ai presidi di area particolarmente disagiata. Altrove si scende in piazza, si fa lo sciopero del voto non partecipando alle elezioni europee in vista ad esempio. Ad Agnone e in Alto Molise si continua a trattare, a mediare, seduti attorno ad un tavolo, con gli strapagati vertici dell’Asrem e con i commissari ai quali interessa una sola cosa, far quadrare i conti della sanità regionale. Se questi problemi esclusivamente contabili, da ragionieri, mal si conciliano con il diritto alla salute di un intero territorio montano poco importa, non sembra essere un loro problema, né dell’Asrem, né dei commissari del Governo. La politica, quella regionale, tace, in un imbarazzante silenzio. Gli amministratori locali balbettano inapplicate minacce di dimissioni o di improbabili manifestazioni di piazza e continuano a trattare inutilmente seduti attorno ad un tavolo con chi non ha alcun interesse né voglia di risolvere il problema. E così si tira avanti.

Francesco Bottone

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