Carne di cinghiali ai poveri, gli anti caccia hanno pure da ridire: «Quella beneficenza è frutto di violenza»

RICEVIAMO da Paola Re la seguente nota in replica al nostro articolo sulla “caccia solidale“. 

Spettabile redazione L’Eco dell’Alto Molise-Vastese”, ho letto l’articolo che celebra la “caccia solidale”. Le fotografie pubblicate sono molto significative, una in particolare: la squadra dei cacciatori salvaguardata e protetta dal crocifisso. D’altra parte, se presso i pagani a proteggere i cacciatori c’era Artemide-Diana, nel Cristianesimo esercita questo ruolo Sant’Uberto, in nome del quale la Chiesa si prodiga a celebrare sante messe e a impartire solenni benedizioni a questi sportivi sui generis. L’operazione subdola di donare ai bisognosi la carne di animali massacrati nelle battute di caccia supera ogni limite della decenza. Il «ruolo sociale che va ben oltre l’attività venatoria» è quello di ridurre la natura animale e vegetale in un lago di sangue e una distesa di piombo. Non bisogna neppure dimenticare le vittime umane che ogni anno si lasciano dietro di sé le battute della nobile ars venandi. La stagione venatoria 2018-19 è ben spiegata in un bollettino di guerra sanguinario:

PERSONE MORTE: 22 cacciatori; 3 non cacciatori

PERSONE FERITE: 26 cacciatori; 12 non cacciatori di cui 2 minori

ANIMALI NON CACCIABILI MORTI:1 gatto, 1 cavallo, 1 pavone, 1 aquila, 1 cicogna

I dati sono rilevati da articoli apparsi sui giornali mentre le istituzioni competenti cioè Provincia, Regione e Ministero dell’Ambiente sono latitanti nella diffusione di queste notizie. Per ulteriori informazioni: Associazione Vittime della Caccia

Il libro “Divieto di cacciaCarlo Consiglio, Presidente onorario della L.A.C. (Lega Abolizione Caccia) nazionale, già professore ordinario di Zoologia all’Università di Roma, espone una tesi interessante che assimila la caccia a una malattia mentale (pagg. 67-68, Edizioni Sonda, 2012) in un paragrafo che riporta le opinioni degli psicanalisti Emilio Servadio e Karl Menninger, della psicologa Carla Corradi, e dell’antropologo Sherwood L. Washburn.

Chi non possiede le loro competenze, si limita a constatare che la caccia è ufficialmente uno sport ed è anche un mezzo a disposizione delle istituzioni per attuare i piani di sterminio, di controllo, di selezione di ungulati, volpi, nutrie, volatili e via cacciando. Tuttavia, chi si avventura a leggere i siti web e le riviste dei cacciatori, trova affermazioni, fotografie, atteggiamenti a dir poco inquietanti e forse medita sulle opinioni dei professionisti sopra citati e sul «ruolo sociale» dei cacciatori.

Cordiali saluti.

Paola Re

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